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Nella città della nebbia

 

Due biondi pieni di rabbia

Come si fa a perdere un bambino?
Non è mica una valigia o un foulard
, pensa Esther. E' un bambino.
Un bambino piccolo e biondo in una lunga giacca di lana, con una toppa cucita due volte sul gomito sinistro. E' una giacca smessa dai fratelli maggiori, decisamente meno biondi, che l'hanno portata prima di lui. La giacca ha quattro bottoni sul davanti, e il bambino nella giacca era attaccato saldamente a una mano meno di un minuto fa, ricorda Esther, quando la spingono da dietro e inciampa nella valigia che suo figlio più grande, Ben, le ha lasciato davanti ai piedi. Afferra il gomito di Hersh per evitare di cadere, e lui la guarda. Ha vomitato per sedici giorni di fila, ma è suo marito. La guarda come se non ci fosse nulla di strano, come se non si trovassero su una passerella sospesa sull'acqua che circonda una terra su cui non hanno mai messo piede. Hersh la guarda come se davvero tutti e quattro i bambini fossero presenti. Quindi deve essere senz'altro così. Esther si fida di Hersh, l'ha sempre fatto - è un uomo onesto, perlomeno - e allora, per un istante, si sente rassicurata, il suo sguardo le dice che va tutto bene sulla passerella di quel traghetto che riversa su quella minuscola isola centinaia di persone stanche come lei.

- da Due biondi pieni di rabbia, di T Cooper -

Perché leggerlo. La prima parte. Per i sentimenti particolari raccontati attraverso un'intera vita e per la non banalità dello svolgersi degli eventi. Si segue il cuore di Esther, più che la sua vita. Si sente con lei e come lei, più ci si addentra nella lettura. La seconda parte. Interessante nel totale cambio di prospettiva e di linguaggio, forse un po' forzata nel racconto.

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scritto dalla vale*
quando? sabato 29 settembre 2007
alle 19:10
Commenti :
 
 

Prima notte.

Ho appena finito di riordinare. Più o meno.
Insomma, il letto è fatto, la libreria riempita.
Le cose più cazzute me le tengo per le serate di settimana prossima. Cose come foto e cartoline da appendere al muro e all'armadio.
Del resto, quella di stasera è solo una finta. Questo fine settimana sono già indietro e se non sbaglio mi aspetta una cenetta alla Locanda Garibaldi.
Da domenica sera si fa sul serio. E ci vorrà un po' prima che riesca a sentirmi a casa mia e non ospite di chi ci abita già da un po', qui in Viale Libertà.
Ora credo sia il caso di capire se riuscirò a cucinare qualcosa, lo stomaco brontola.
E ricordate, suonare Dr. Hiller.

scritto dalla vale*
quando? giovedì 27 settembre 2007
alle 19:47
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