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Nella città della nebbia

 

Pavia bifronte

Tra poche ore tornerò a Varese, dopo il mio primo week-end trascorso qui, dopo due settimane intere passate nella mia nuova casa, con le mie coinquiline e i miei amici.
E se da una parte ho voglia di vedere la mia famiglia, di passare del tempo con i miei genitori e i miei fratelli, raccontando tutto di queste due settimane e della mia vita da sola, del primo esame e delle lezioni, delle discussioni sui massimi sistemi davanti a una cioccolata calda e delle ore di studio divertente, beh, dall'altra passerei ancora il fine settimana qui, magari senza l'angoscia dell'esame.
Perché Pavia è una città a due facce.
Durante la settimana le strade del centro - Corso Cavour, Corso Strada Nuova, Piazza della Vittoria - sono popolate al 90% da studenti, come se tutta la città non fosse altro che un enorme campus universitario, che raccoglie ragazzi di tutta Italia (se escludiamo la quantità non trascurabile di cinesi genialoidi). Come se gente normale, famiglie, coppie, bambini, vecchietti, qui non ci fossero o in settimana si traferissero da un'altra parte.
Poi arrivano il sabato pomeriggio e la domenica mattina. E improvvisamente le strade si popolano di vecchietti che vanno a Messa, signore distinte che girano per negozi, bambini che saltellano sul ciottolato pavese davanti a mamme e papà.
E in mezzo a tutto questo, ancora studenti.
E' una dimensione bella da vivere. Le due facce di Pavia, la sua giusta misura, la continua opportunità di conoscere persone nuove, i nuovi amici e le risate.
Quanto ridere, ogni giorno, ovunque. Quante opportunità di discorsi impegnativi, scambio di opinioni, consigli di lettura. Quanta serenità tra le mura della mia casetta.
Credo (e temo) che sia per questo che scrivo così poco.
Sto troppo bene, sono troppo felice...e perdo l'ispirazione, che, purtroppo, pare abbia un prezzo.

scritto dalla vale*
quando? venerdì 26 ottobre 2007
alle 09:34
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