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Nella città della nebbia

 

Sole

Stasera sono stanca.
Mi succede anche di pensare a te, ogni tanto.
Forse più nel dovuto, più del giusto.
Può darsi che non ci sia qualcosa di giusto in tutto questo, che non ci sia mai stato.
Anche se oggi, mentre ascoltavo l'ultima delle otto ore di lezione, quella sulle biblioteche, per un attimo ho creduto di aver scoperto il significato della distanza.
Della nostra distanza, che è complicata, perché l'abbiamo creata noi due, con le nostre parole sbagliate, con la nostra paura, con i nostri sguardi.
Qualche filo d'erba tra i capelli, un lavandino aperto, l'acqua che scorre e il suo rumore così fastidioso. Qualche sensazione piacevole chiusa in una scatola e nascosta in un cassetto.
Mi lascio distrarre da tutto il resto. E' una meraviglia.
Giornate frenetiche e pienissime, di nozioni, lezione assurde (vedi fonetica oggi), risate, compagni simpatici. Si sta formando una dimensione nuova, in cui mi trovo bene, di cui avevo bisogno.
Piano piano imparo le strade, scopro i posti giusti, so dove trovare l'aula, so con chi stare.
Mi sento bene. Anche se le otto ore di oggi no-stop si sentono.
Così stasera niente tv con la Vale, che è andata al cinema.
Niente pubblicità della smart, per fortuna.
Solo riposo, che domani sono altre sei, più la ricerca dei libri introvabili per l'esame di geografia.
Magari domani offro una pasta qui nella pausa però, perché con un trancio di pizza e basta, io alle cinque sono attanagliata dalla fame.

(Oggi si è discusso dei miei occhi. Meglio della discussione su Grillo di ieri sera, per conoscersi. Molto meglio. L'ho apprezzato, grazie).

scritto dalla vale*
quando? mercoledì 3 ottobre 2007
alle 20:47
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