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Nella città della nebbia

 

Lezioni di cioccolato


Tu sei destinata agli stronzi. Io sono il migliore.

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scritto dalla vale*
quando? mercoledì 28 novembre 2007
alle 22:45
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Comics

Si conclude Gea, prende avvio Volto Nascosto e (dopo Dragonero di qualche mese fa) mi rapisce Gli occhi e il buio, vivamente consigliato agli amanti del giallo, dell'arte e del fumetto. Leggo poco, troppo poco, nonostante mi fossi messa in testa (e mi chiedo ancora per quale strana ragione) che con l'università avrei avuto molto più tempo per i miei libri. Scrivo ancora meno...e questo forse è più grave. I libri sullo scaffale sono tanti e io mi sto impegnando. Mi sono concessa questo intervallo "fumettaro", come ogni mese. Lo definirei una sana deformazione familiare.

 
 

Qualcosa...



scritto dalla vale*
quando? lunedì 26 novembre 2007
alle 12:04
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Per chi suona la campana

"Senti" disse a sé stesso. "Fai meglio a smetterla. Questa roba è molto dannosa per te e per il tuo lavoro." Poi egli stesso replicò: "Mi ascolti, eh? Poiché stai facendo qualcosa di molto serio, e io devo essere certo che la capisci in ogni momento. Devo preoccuparmi che le tue idee siano assolutamente chiare. Perché se le tue idee non sono assolutamente chiare, non hai il diritto di fare tutte le cose che fai; poiché sono tutti delitti e nessun uomo ha il diritto di togliere la vita a un altro a meno che non sia per impedire che qualche cosa di peggio accada ad altri uomini. Perciò cerca di avere le idee chiare e non mentire a te stesso.
"Ma io non voglio contare la gente che ho ammazzata come se si trattasse di trofei di caccia o di una faccenda disgustosa come le tacche su un calcio di fucile. Ho il diritto di non contarli e ho il diritto di dimenticarli.
"No" disse a sé stesso. "Tu non hai il diritto di dimenticare nulla. Non hai il diritto di dimenticare nessuna cosa o di diminuirla o di alterarla.
[...]
"Un'altra cosa. Non prendere mai alla leggera l'amore. La verità è che la maggior parte della gente non ha mai avuto la fortuna di amar qualcuno. Tu non l'avevi mai avuta sinora, questa fortuna, e ora l'hai. Quello che tu e Maria avete, che duri solo oggi e una parte di domani, o duri tutta una lunga vita è la cosa più importante che può capitare a un essere umano. Ci saranno sempre persone che diranno che non esiste perché non possono averla. Ma io ti dico che è vero, che tu la possiedi e che sei fortunato, anche se domani morrai."

tratto da Per chi suona la campana - Ernest Hemingway

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scritto dalla vale*
quando? venerdì 23 novembre 2007
alle 16:41
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Factory Girl

- E cosa dovrei fare in uno dei tuoi film?
- Beh, semplicemente essere te stessa.
- Quale me stessa?

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Follia di un'assurda giornata d'esame tra amici

Questa è una reazione a catena che ha raggiunto il suo culmine nella scelta del film.

Ore 7.20, suona la sveglia e con fatica mi preparo, dopo un caffè bello carico. Mi avvio sotto un cielo grigio, con il freddo delle prime giornate invernali che mi entra nelle ossa.
Alle 8.40 sono davanti all'aula III, insieme a tante, troppe, altre persone che come aspettano le 9.00 per l'appello.
Alle 9.15, finalmente, la commissione si presenta con gli scritti sotto braccio. Entriamo in aula e siamo davvero troppi. Un centinaio rispondono all'appello, così ci dividono in tre gruppi e dei poveri disgraziati scalano al giorno dopo. Io sono comunque disgraziata, perché sono la penultima del pomeriggio. Respiro profondamente. In fondo davanti a me ci sono solo 64 persone. Basta immaginare di essere al supermercato per prendere un etto di prosciutto. E' quasi la stessa cosa. Intorno alle 9.45 ci guardiamo in faccia, io e quelli che come me si devono ripresentare alle 14.30. Colazione al bar dell'università, così affogo lo stress in un cappuccino con brioche alla crema. Perdiamo tempo come si riesce, ma quando guardiamo l'orologio, sono solo le 10.15.

Idea brillante.
Prendiamo la macchina della Lalli, che nel frattempo va a casa a sistemare un po', e decidiamo di andare al Blockbuster a noleggiare un film, giusto per tappare un buco di un paio d'ore. Saliamo in auto, Elo alla guida. Molto sportiva. E noi altri quattro schiacciati come sardine.

- Bene ragazzi. Da che parte vado?
E allora ti rendi conto che anche se vivi qui da quasi due mesi e a piedi sul maledetto ciottolato sei arrivata ormai ovunque, in macchina non sai neanche da che parte stia casa tua. Se poi cerchi di orientarti e pare che l'Ale sappia la strada giusta, ma all'indicazione "Elo gira a destra", Elo si fa tutta la rotonda e prende un'uscita a caso, le cose diventano alquanto complicate. Il viaggio si rivela a dir poco epico, grazie a mille errori, evoluzioni sui passaggi a livello, pedoni kamikaze e strade vietate ai comuni mortali (Io odio il traffico!). Eppure ci riusciamo e in qualche modo ci troviamo di fronte alla scelta del film, insieme ad altre tre disperate che, scalate al giorno seguente, hanno avuto la nostra stessa brillante idea.

Tre ragazze contro due ragazzi. Riescono quasi a convincerci verso un thriller, ma noi sfoderiamo l'arma segreta con Chiara.

- Se prendiamo un altro film resto anche io e non torno in collegio...
E nonostante un minacciosissimo "Ma io mi rilasso con i morti!" dell'Ale, usciamo vincenti con Scrivimi una canzone e due pacchetti di pop corn per cui abbiamo aperto un mutuo e che costituiranno il nostro pranzo.
Il viaggio di ritorno è pericoloso quanto quello dell'andata.
Quando finalmente raggiungiamo casa di Lalli (sì, sì, quella che sembra lo Spallanzani...proprio quell'edificio fatiscente!), passiamo quasi due ore congelati a vedere un film che doveva farci ridere da morire e che si rivela davvero pessimo. Forse dopo le uscite dell'Ale, abbiamo preteso un livello di comicità troppo elevato.

Ore 14.15. Ci ripresentiamo gonfi di pop corn e nauseti dal film davanti all'aula III, per scoprire che 16 persone che avrebbero dovuto essere interrogate in mattinata, sono scalate al pomeriggio. Così iniziano le nostre quattro ore e mezza di attesa dentro un'aula surriscaldata, cercando di ripassare qualsiasi cosa, fino a raggiungere un collasso fisico ed emotivo senza precedenti. (Vogliamo parlare della Elo che è riuscita a studiarsi in 5 minuti le famiglie linguistiche?). E alla bellezza delle 18.45, finalmente mi chiamano e in un solo misero quarto d'ora l'incubo finisce e mi sento come quando sono arrivata in cima a O'Cebreiro, soddisfatta, ma con le lacrime agli occhi per la stanchezza. E' finita. Il capitolo linguistica è ufficialmente chiuso, a meno che negli anni a venire non mi capiti tra capo e collo un bel Linguistica Generale B...e farò il possibile per evitarlo.

Listening to: Are you gonna be my girl - Jet

scritto dalla vale*
quando? giovedì 22 novembre 2007
alle 11:29
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Sindrome

Eppure avrei davvero voluto sbattere la porta alle mie spalle, far tremare i vetri.
Prendere fiato e urlare, gettare fuori tutta l'aria che avevo in corpo, sgonfiarmi e accasciarmi sul marmo. Magari poi anche piangere prendendo a pugni uno dei cuscini rosa sbarluccicosi che ci sono in corridoio sulle poltrone.
E tutto questo senza un motivo vero. Almeno non un motivo intero.
Oddio. E' la sindrome, Vale.
Ogni tanto, solo qualche volta...ma ci sono giornate così.
Giornate nervose, che te le senti attaccate addosso, le senti sulla pelle.
Farle passare con il sorriso è una sfida. Una sfida contro il nulla, ma pur sempre una sfida.
E per fortuna è ora di prepararsi qualcosa per cena.

scritto dalla vale*
quando? martedì 20 novembre 2007
alle 19:57
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Forse ritorno, ma non è una promessa

Vorrei poter.bloccare ogni pensiero.cristallizzare ogni respiro.chiudere gli occhi.e per oggi basta.
Nemmeno un sogno.
Semplicemente spegnermi. Solo qualche ora, ma che sia di riposo.
Che il cervello smetta di lavorare e di arrovellarsi quel tanto che basta perché i miei occhi tornino verdi e possano essere veleno.

Perché torni quando non ti voglio, torni nel modo sbagliato.
Sbaglio a non spostarmi, sbaglio a sfiorarti. Per poi odiarti e disprezzare la mia debolezza.
Rimani lì, relegato in quest'abisso di distanza che abbiamo voluto vedere e che dal nostro pensiero, dalla mia ingenuità, dalla tua paura, si è materializzato sotto i nostri occhi.
E noi non abbiamo fatto niente per impedirlo. Io non ho fatto niente perché non accadesse.
Ho sbagliato.

Tra cinque minuti
Silenziosi significati
Tra cinque minuti
La differenza tra il dire e il fare
Chè non si può baciare
Da una distanza continentale..

Ma lo spazio proprio non va
Non va considerato
Chiudo gli occhi e ci sono io
E niente è cambiato

Tra cinque minuti
Che oramai non ho contati
Pazientemente un attimo si attende...
..eternamente..
[Fra 5 minuti - Morgan]

scritto dalla vale*
quando? domenica 18 novembre 2007
alle 22:00
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Excursus linguistico

Secondo il filosofo inglese Paul Grice gli scambi comunicativi sono guidati dalla logica della conversazione, regolata da massime, che egli ha raggruppato in quattro categorie:

1. QUANTITA'
Fornisci l'informazione necessaria, ossia né troppa né troppo poca.

2. QUALITA'
Sii veritiero, in base alle prove in tuo possesso.

3. RELAZIONE
Sii pertinente.

4. MODALITA'
Evita oscurità e ambiguità; sii breve ed ordinato.

Nella maggior parte dei casi, qualcuna di queste basi viene meno e si ha quella che Grice chiama implicatura conversazionale.

Mi viene da pensare a quanti inutili giri di parole si potrebbero evitare se tutti avessero ben stampate in testa queste quattro banali regolette in determinate occasioni. Non dico sempre, a volte è anche bello esercitare un po' di retorica e annacquare il discorso (e le idee)...a volte, però.

scritto dalla vale*
quando? venerdì 16 novembre 2007
alle 12:48
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Di eterno e di profondo

Adesso c’è che mi sembra inutile non capirti ancora...
Se potessi far tornare indietro il mondo
Farei tornare poi senz’altro te
Per un attimo di eterno e di profondo
In cui tutto sembra, sembra niente c’è...

[L'immenso - Negramaro]

Per un istante, solo il tempo di un respiro.
Dopo un battito.
Uno stralcio di desiderio ricacciato in fondo alla gola.
Un istante, e tutto torna come prima.

scritto dalla vale*
quando? mercoledì 14 novembre 2007
alle 11:23
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Apostrofi

- Allora com'è?
- La vedo un po' intimidita.
- Colpa della tua altezza.
- Non riversare su di me le tue frustrazioni.
- Su un vegetale parlante? Mai!
- Sappi che non mi convinci lo stesso.
- Me l'ha regalata un'amica, che ieri è venuta qui a trovarmi. Ci voleva dopo l'ultima defunta, non trovi?
- Sì, sono felice.
- Wow, mi stupisci.
- Stiamo allargando i nostri orizzonti.
- Decisamente.
- Come ti ha trovata la tua amica?
- Credo bene...perché io mi sento bene.
- Vuoi parlare dei tuoi problemi?
- Io non ho problemi.
- Lo so.
- E allora?
- Non fidarti di quello che dice.
- Anche tu?
- Anche io.
- So perfettamente che avete tutti ragione.
- Bene, quindi comportati di conseguenza.
- Lo farò, sono ben predisposta.
- E non fare quello che volevi fare..
- Ma perché?
- Perché ho un'insensata voglia di guastarti le feste..o di proteggerti.
- Dovresti mettermi fuori uso pc e cellulare.
- Credo basti staccare la spina per mandarti in confusione.
- Parli così per l'interruttore della lavatrice?
- Anche.
- Tanto non hai mani né altro tipo di estroflessione per attuare i tuoi subdoli piani.
- E i miei aghetti dove li lasci?
- Quando riuscirai a fare qualcosa di diverso dall'usarli per pungere chiunque si avvicini, ne riparleremo.
- Posso farmi degli alleati, sai?
- Prova a parlare con qualcuno di diverso da me..
- Non funzionerebbe?
- Ne dubito.
- Come farei senza di te?
- Me lo chiedo pure io..

scritto dalla vale*
quando? lunedì 12 novembre 2007
alle 10:03
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Crudele carneficina

I corsi del primo trimestre sono ufficialmente conclusi.
Ora mi aspetta una settimana di studio intensivo, fortunatamente già ben avviato, di linguistica.
Che non è male, dopo tutto. La trascrizione fonetica può essere anche divertente. Scavare nelle parole, spolparle e disossarle, invece, ha su di me un effetto che non riesco bene a decifrare.
Non capisco se mi provochi un immenso piacere indagarle così a fondo o se mi sembri più che altro una carneficina. E' un po' come operare una sorta di attenta biopsia sulle parole, se non addirittura su intere frasi, quando si tratta di sintassi. Analizzata la situazione, ecco, non mi pesa preparare questo esame, ma credo di poter escludere senza esitazioni il curriculum linguistico dalle mie future scelte. Ho una mezza idea in proposito, potrei quasi affermare di aver deciso, ma voglio pensarci ancora un pochino, perché significherebbe escludere l'indirizzo che avevo intenzione di prendere all'inizio di tutto, mesi fa.
Ora, tra una pagina e l'altra del manuale, irrompe la sindrome da casalinga disperata, quindi penso che pulirò il bagno. E' incredibile, ma ho scoperto che aiuta seriamente a distendere i nervi, a scaricare un po' di energia e ad essere paradossalmente più carica per affrontare la giornata.

[Non mi ero accorta e ringrazio Lola per avermelo fatto velatamente notare, ma gli anonimi non potevano commentare qui, fino a qualche minuto fa, e non era mia intenzione togliere a qualcuno la libertà di esperimersi.]

scritto dalla vale*
quando? venerdì 9 novembre 2007
alle 09:38
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Sacco pieno

E' come avere un enorme sacco sulle spalle.
Un po' come quello del gatto con gli stivali, che, non so bene perché, mi immagino sempre con un grande sacco sulle spalle.
C'è un periodo in cui il sacco è pieno, sei appena partito, continui ad incontrare gente nuova e allora ti diverti a tirare fuori tutto quello che hai dentro.
E regali qualcosa a ciascuno, così dopo un po' il sacco è vuoto e tu ti senti più leggera e anche più felice. Ti era mai successo di essere tanto serena nella vita di tutti i giorni? Forse no. Allora non ti va che le cose ti scivolino addosso e riapri il sacco, perché sembra che ci sia un momento in cui vuoi riempirlo e allora ci butti dentro di tutto e assapori ogni sensazione fino in fondo per poi conservarla, in qualche modo. Lì dentro. Almeno un giorno, al momento giusto, potrai tirare fuori quello che hai custodito con gelosia, per farlo provare anche ad altri.

 
 

Ogni volta che si ama

"Mia cara Gladys!" esclamò Lord Enrico. "Come puoi dirlo? L'avventura amorosa vive nel suo ripetersi, e la ripetizione trasforma il desiderio in arte. Inoltre, ogni volta che si ama è l'unica volta che amiamo. Il mutare di un oggetto non altera l'unicità della passione: solo la intensifica. In tutta la vita possiamo avere, nel più felice dei casi, una sola esperienza, e il segreto dell'esistenza consiste nel ripeterla il più spesso possibile".
"Anche quando ne siamo rimasti feriti, Enrico?" chiese la duchessa dopo un silenzio.
"Soprattutto quando ne siamo rimasti feriti" rispose Lord Enrico.

-da "Il ritratto di Dorian Grey" di Oscar Wilde -

scritto dalla vale*
quando? giovedì 8 novembre 2007
alle 13:25
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Read my mind

Avvolta da nuvole leggere di fumo.
La finestra spalancata alle mie spalle, la vista leggermente annebbiata.
Sorseggio un po' di vino.
Intorno ad un tavolo, una cena più o meno improvvisata, le sedie sparse, piatti di carta, tante parole.
Rido, di gusto. Non ricordo bene perché, ma questa risata ha un sapore dolce.
Perché ho pensato di non venire?
Per un attimo mi ritrovo sull'ascensore, in quel minuto che ha dato un senso al momento in cui ho girato la chiave e ho chiuso la porta di casa alle mie spalle.
Adoro passeggiare così per queste strade, lo sai?
Adoro l'arancione e il blu della sera sul ciottolato, e poi giù, verso il fiume.
C'è una sensazione che vortica nel mio corpo.
Vale, tutto bene? Sei pensierosa.
Abbasso lo sguardo e con il naso nella sciarpa sorrido senza guardare. So che lui coglie la mia risposta, che capisce, capisce che va tutto bene. Forse troppo.
Resta nell'aria, rigettato con un respiro freddo, il sentore di parole che nascondono un sentimento che tentiamo vanamente di negare. Non voglio che abbia ragione, non adesso.
Frugo nella tasca, ma non trovo quel che cerco.
C'è solo quel biglietto lilla, sbiadito dal tempo. L'ennesimo segno, che dovrebbe convincermi a partire senza rifletterci troppo.
Perché hai paura?
Eppure non smetto di ridere. Ti ringrazio del "senso di colpa", tutto qui.

scritto dalla vale*
quando? mercoledì 7 novembre 2007
alle 23:37
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On my moon

"Gli disse che l'amore era un sentimento contro natura, che dannava due sconosciuti a una dipendenza meschina e insalubre, tanto più effimera - quanto più intensa" (G.G.Marquez)

Credo di essere arrossita, di aver tentato inutilmente di affondare il viso nel maglione, di aver guardato imbarazzata le assi di legno nel tentativo di trovare una risposta.
Chiudo gli occhi e mi lascio avvolgere dal piumone, dal silenzio della notte.
Lascio il freddo tra le strade di questa città, fuori dalla mia finestra, e mi godo il calore di quelle parole. Mi lascio sfiorare dalla sensazione della sua mano sulla mia, senza chiedermi quanto sia sbagliato confonderli.

scritto dalla vale*
quando? martedì 6 novembre 2007
alle 00:12
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Ad occhi chiusi

Dopo un mese qui, il tentativo di ricucire dei punti che si erano allentati.
Il folle desiderio di mettere delle toppe dove la stoffa si era squarciata.
Qualche brandello abbandonato, qualcosa di saldato.
Mi piace scommettere, partire senza voglia e scoprire che invece è stata la scelta migliore che potessi fare. Questi quattro giorni sono stati importanti. E anche vivere qui, adesso ha un altro sapore, ancora più buono.

Rimarremo nell'incertezza, è sempre il buio a coprirci, a nascondere la nostra confusione.
Continueremo a sfiorarci e ad abbassare lo sguardo.
Sorriderò ancora così, pensando a te.

scritto dalla vale*
quando? lunedì 5 novembre 2007
alle 10:17
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