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Nella città della nebbia

 

Ok, fai pure

Caro Ste,
ho letto con interesse la tua relazione.
Scarse capacità tecniche, l'avrai notato senza essere un critico.
Ho solo preso in mano una matita, la stessa che uso per sottolineare il libro di filologia, e un blocco di carta bianca. Mi sono messa davanti a un quadro di Delacroix che mi piace molto. Non sapevo cosa fare per sfogare l'esigenza impellente di esprimermi.
Niente storie per la testa, in questo periodo. Poche parole, credo di essere calata di qualità. Forse avrei più contenuto, ma a volte succede...se c'è contenuto, viene meno la poesia.
Quei capelli a puré. In effetti a volte mi chiedo cosa rimarrà quando avrò cinquantanni di questa massa riccia e incolta che mi porto sul capo. Avrò anche a cinquantanni questo tratto selvaggio in cui nascondere dei fili d
'erba? Su un punto hai ragione: comunque sia, avrò sempre la parola per difendermi e sarò sempre distratta da qualcosa di estremamente bello. Una cosa però devo dirtela. Comincio a temere che la storia della nebbia pavese sia tutta un'invenzione: io qui non l'ho ancora vista, ma il poter definire Pavia La città della Nebbia, dona un certo fascino alla mia vita. E tu sai che mi piace apparire un po' eroina romantica tormentata quel tanto che basta per affascinare i curiosi. Nel frattempo ho anche avvisato le mie coinquiline della mia potenziale crudeltà omicida, in modo che al momento opportuno sappiano in qualche modo difendersi.
Dopo due mesi qui, era necessario fissare dei punti. Chi meglio di te poteva psicoanalizzarmi in modo così incisivo e soddisfacente?

Ti rigrazio, dall'alto della mia vita asimmetrica senza un pelo fuori posto.
(Che vuol dire che conviverò eternamente con orgoglio con le mie contraddizioni interne - e anche con quelle esterne).
Tua Foggyna88

scritto dalla vale*
quando? mercoledì 5 dicembre 2007
alle 21:36
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