<body><script type="text/javascript"> function setAttributeOnload(object, attribute, val) { if(window.addEventListener) { window.addEventListener('load', function(){ object[attribute] = val; }, false); } else { window.attachEvent('onload', function(){ object[attribute] = val; }); } } </script> <div id="navbar-iframe-container"></div> <script type="text/javascript" src="https://apis.google.com/js/plusone.js"></script> <script type="text/javascript"> gapi.load("gapi.iframes:gapi.iframes.style.bubble", function() { if (gapi.iframes && gapi.iframes.getContext) { gapi.iframes.getContext().openChild({ url: 'https://www.blogger.com/navbar.g?targetBlogID\x3d1124496945150422163\x26blogName\x3dNella+citt%C3%A0+della+nebbia\x26publishMode\x3dPUBLISH_MODE_BLOGSPOT\x26navbarType\x3dBLUE\x26layoutType\x3dCLASSIC\x26searchRoot\x3dhttp://lavalenellanebbia.blogspot.com/search\x26blogLocale\x3dit\x26v\x3d2\x26homepageUrl\x3dhttp://lavalenellanebbia.blogspot.com/\x26vt\x3d6365986126909476262', where: document.getElementById("navbar-iframe-container"), id: "navbar-iframe" }); } }); </script>

Nella città della nebbia

 

Untitled

*Scrivo per farmi passare la smania, dunque poco importa se scrivo assurdità.*
V. Woolf

La pausa doveva essere [sarà] molto più lunga.

E non sto tornando a imbrattare il blog perché sento di avere effettivamente qualcosa da dire.
Di certo non da scrivere.
Sento semplicemente l'esigenza di sproloquiare.
Quest'anno niente buoni propositi, tanto ne rispetto pochi e per caso.
Volevo demolire la Pia. E per cause indipendenti da me, non ci siamo scontrate in un duello finale, ci siamo salutate come se avessimo provato per tre anni affetto e stima reciproci, senza sentore di remore o astio.
Volevo vincere il torneo di pallavolo scolastico e abbiamo perso.
Volevo scrivere almeno sei racconti, ma da giugno non sono più riuscita a produrre qualcosa di decente.
Non ho nemmeno visto tutti i film che mi ero ripromessa di guardare e l'ultima volta in discoteca è stata la notte di capodanno del 2007.
Forse sono riuscita a considerare mio fratello un essere umano. Forse.
Non sono andata a Berlino e quello è un capitolo da chiudere.
Perché di cose ne sono cambiate molte, alcune contro la mia volontà. Alcune nonostante i miei sforzi.
L'esperienza migliore dell'anno passato? Santiago.
E lo appunto, calcando la penna, [per lasciare il segno].

Accartoccio tutto il male del 2007, lo nascondo. E conservo solo ritagli sparsi, di bene, di felicità. Non li ripongo in ordine da qualche parte, lascio che nel futuro possano riemergere spontaneamente. Tra questi frammenti fragili e trasparenti, sento il silenzio di un prato che si confonde con il cielo, la sensazione del mio corpo che si sporca di terra, il nero di quattro occhi chiusi in una piccola stanza buia, il sapore delle lacrime sincere asciugate da mani giunte in preghiera, il mio dolore fisico.

Io sono quella che scrive.
Quella che diffonde pezzi di carta vecchi.
Io sono quella che scrive.
Quella che ha perso la parole da qualche parte.
Io sono quella che consola, che ascolta, che dispensa buoni consigli. Anche agli sconosciuti.
Io sono quella che non sa ascoltarsi.
Quella che si fida ciecamente degli occhi altrui.
Io sono quella che ha preso un panno morbido e un po' di gomma e ha avvolto il suo cuore ferito, per metterlo al sicuro.
Quella che ora teme di non ricordare il rumore di quello stesso cuore che batte.
Io sono quella serena, come mai prima di oggi.
Quella che di sera, sotto le coperte, torna ad essere l'altra di sempre.
Io sono quella che ha dentro l'incanto.
Quella che [esisterebbe per tutti la verità che non c'è se tutti fossero al mondo come te].
Io sono quella che rimane ferma, cercando l'equilibrio, mentre gli altri intorno corrono.
Quella che...e tu? Non è cambiato niente.
Io sono quella che ha paura di confessare che prova dei sentimenti.
Quella che ha vergogna di confessare che ha paura.

Le nostre mani che si sfiorano. Il tuo respiro. I tuoi occhi nello specchietto retrovisore. Le tue parole. Il tuo abbraccio. Tu, che te ne sei andato senza salutare, all'inizio della primavera. Le nostre bugie. Il mio timore. Tu che fuggi. Tu che mi tormenti.
Noi che non esistiamo.
Prigionieri del mio inchiostro che non so [non posso] liberare.
Io sono quella che imprigiona nelle parole. Quella che soffoca dentro un diamante.

Io sono quella. Già, ma quale?
Quale di me?

Listening to: L'autre valse d'Amelie - Yann Tiersen

scritto dalla vale*
quando? mercoledì 9 gennaio 2008
alle 21:41
Commenti :
 

for this post

 
Anonymous Anonimo Ha scritto:

"Io sono quella che ha preso un panno morbido e un po' di gomma e ha avvolto il suo cuore ferito, per metterlo al sicuro".

Bello, altrochè.

Saluti da Piacenza
Beppe

 
 
Blogger vale* Ha scritto:

Grazie, è un apprezzamento davvero gradito.

 

Leave a Reply