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Nella città della nebbia

 

Into the wild


E ricorda: se vuoi una cosa nella vita, allunga la mano e prendila.

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scritto dalla vale*
quando? martedì 26 febbraio 2008
alle 23:03
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Attention

Se c'è qualcosa che un cittadino pavese deve temere camminando per le strade del centro, quel qualcosa sono le biciclette.

scritto dalla vale*
quando? lunedì 25 febbraio 2008
alle 19:21
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Canova alla corte degli zar

"[...] lo scalpello che ha fatto questa statua è l'istrumento che meno si rimembra riguardandola, poiché se accarezzando il marmo si potessero far delle statue, piuttosto che tagliando e facendo saltar delle schegge aspramente, io direi che questa statua è formata logorando il marmo che la circondava a forza di carezze e di baci." (Cicognara sulle Grazie di Antonio Canova)

Era come poter toccare la carne sotto quella veste, come se prima delle pieghe della stoffa, l'artista avesse scolpito il corpo. Come se sotto quel lucido strato bianco, la danzatrice, volteggiando sui suoi piedi perfetti, ci osservasse sorridendo dall'alto del piedistallo, appoggiando candida le mani sui fianchi, lusingata e leggermente intimidita per aver catalizzato gli sguardi di tre ragazzi affascinati e rapiti dalla sua bellezza.


Forse perché era il pomeriggio giusto, forse perché la compagnia era buona o perché semplicemente avevamo bisogno di un po' di bellezza gratuita.

*L'Ermitage [di solito] non è dietro l'angolo.*

scritto dalla vale*
quando? sabato 23 febbraio 2008
alle 22:24
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è questione di equilibrio

E' questione che questo è un periodo di alti e bassi. E che spesso il mio dentro è assalito da pensieri un po' tristi, è oppresso da fastidiosa sensazione di inadeguatezza, è sconvolto dal desiderio - di cosa poi? -.
L'entusiasmo c'è, ma non è più quello iniziale che ti fa vedere tutto come lo vuoi vedere tu.
E' entusiasmo che ti spinge a proseguire o che ti traina dietro di sé, ma smorzato il lato illusorio, beh, davanti c'è la realtà. E la realtà è una compagine colorata di cose diverse, che io non ho ben imparato a distinguere. Così capita che io sia un po' giù, a volte.
E questo è uno di quei periodi lì, in cui non so bene cosa voglio, non so bene cosa ho, in cui un attimo rido e il momento dopo sono preda di crisi isteriche e scoppi di pianto a stento trattenuti. Insomma, è uno di quei periodi lì, in cui il caffè esce dalla caffettiera.

Listening to: Safari - Jovanotti

scritto dalla vale*
quando? giovedì 21 febbraio 2008
alle 15:48
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Place to be

E' una questione di prospettive.
Il tempo in cui mi fermo qui sembra sempre eternamente lungo ed è come sorseggiare un veleno, amaro e pungente sulla lingua, ma che allo stesso tempo dona quell'istante di sollievo per cui vale la pena di soffrire.
Così scorrono ore interminabili di pesantezza, mentre attendo impaziente che arrivino istanti indimenticabili.
Lo studio è alienante. Negli ultimi giorni, corpo legato a una scomoda sedia di legno, fuori il sole e dentro l'aria rarefatta e satura di troppe nozioni, la mente rivolta un po' più lontano.
Forse su una strada sterrata senza via d'uscita, forse a lasciarsi accecare da barbagli di luce sul lungo Ticino.
Con il peso dei miei desideri inespressi sulle palpebre, lascio un segno indelebile sulla mia pelle e procedo a piccoli passi, dimenticando il coraggio di lasciarmi andare, a qualsiasi cosa.
Abbasso lo sguardo e percepisco un lieve fastidio, come se fosse sbagliato.
E mi sento inadeguata, nella mia assoluta incapacità di governare i sentimenti e le emozioni. Inadeguata nell'importanza che conferisco a certi rapporti e nel modo ingenuo in cui cerco di ignorarne altri.
Abbasso lo sguardo e calpesto un tappeto di coriandoli, soffiati su promesse bugiarde. Vedo la mia mano aprirsi e raccoglierne una manciata. Vorrei tenerli in tasca, a marcire pietosamente insieme a quei pezzi di pane dimenticati tanto tempo fa.
Anche se allora era amore - o almeno credevo che lo fosse - e oggi è solo un gioco che a lungo andare mi sta annoiando e privando di qualunque forza necessaria per reagire.
Il mio cuore è ancora ben riposto nella sua caverna, avvolto nella gomma e nel panno morbido. Lo conservo al caldo, prima che si congeli e che diventi troppo fragile. Ho paura che possa andare in frantumi al primo battito. Me ne prendo cura, aspettando le mani premurose che avranno il coraggio di metterlo allo scoperto e di proteggerlo.
Quella pozza di sangue, sgorgato dal mio respiro reciso in riva al lago, è ormai incrostata e scura, ma ancora visibile. Troppo per non incidere il mio viso con una smorfia contratta, seppure appena percepibile, mentre sento un soffio di vento sul collo, forse il calore umido delle labbra sbagliate.
Ieri era già primavera e oggi è solo una fredda giornata d'inverno, che si insinua sotto i vestiti e mi fa rabbrividire.

Listening to: Ora - Ludovico Einaudi

scritto dalla vale*
quando? sabato 16 febbraio 2008
alle 11:33
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Rose di verno

Or quivi triumphò il signor gentile
di noi e degli altri tutti ch'ad un laccio
presi avea, dal mar d'India a quel di Tile:
pensieri in grembo, e vanitadi in braccio,
diletti fugitivi, e ferma noia,
rose di verno, a mezza state il ghiaccio,
dubbia speme davanti e breve gioia,
penitentia e dolor dopo le spalle,
sallo il regno di Roma e quel di Troia.

- da i Trionfi di F. Petrarca -

scritto dalla vale*
quando? venerdì 15 febbraio 2008
alle 10:10
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Bacheca

15 marzo 2008
ore 22.00
Rolling Stones, Milano
Concerto dei Baustelle.
13,80 euro.

Cercasi fan disposto ad accompagnarmi ^^

scritto dalla vale*
quando? mercoledì 13 febbraio 2008
alle 20:53
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Friday I'm in love - Fili

Monday you can hold your head
Tuesday Wednesday stay in bed
Or Thursday watch the walls instead
It's Friday I'm in love

Saturday wait
And Sunday always comes too late
But Friday never hesitate...
[Friday I'm in love - The Cure]

Dopo giorni di prigionia, prima con il mostriciattolo a rosicchiarmi il cranio e a dilaniare il mio stomaco, poi costretta sui libri con la convinzione che il tempo non è abbastanza e che non ricorderò mai la differenza tra una ballata minore, una minima e una piccola, né tanto meno la parafrasi dettagliata di ogni singolo testo di questo libro, guardo fuori e c'è il sole.
E' una sensazione di primavera anticipata. Intreccio le dita [tra le tue] a cannocchiale e guardo in alto, attraverso il vetro, e per un attimo mi illudo ingenuamente che il tempo possa annullarsi, ogni confine sbiadire e il mio corpo fondersi [con il tuo] ancora una volta nell'orizzonte sfuocato. Senza distinzione tra cielo e terra, senza respiro, solo un sussurro strappato tra i nostri battiti. E intanto tutto il resto del mondo rotola, scivola silenziosamente lontano [da noi] da me. Il mio sangue, caldo e denso, ribolle e dà colore alla mia carne in una stanza vuota e bianca, dove non posso toccare, dove non posso sentire.
Non è reale. Non sei [siamo] vero [veri]. Burattini. I fili mossi dalle nostre parole soffocate.

Un pezzetto bello tondo di cielo d'estate sta sopra di me.
[Alfredo - Baustelle]

scritto dalla vale*
quando? venerdì 8 febbraio 2008
alle 11:50
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Lo straniero

Poi è venuto il mio turno. Maria ha fatto il gesto di darmi un bacio.
Mi sono ancora voltato prima di scomparire. Era immobile, il viso schiacciato contro le inferriate, con lo stesso sorriso strappato e contratto.
Pochi giorni dopo mi ha scritto. Ed è a partire da quel momento che sono cominciate le cose di cui non mi è mai piaciuto parlare. Del resto non bisogna mai esagerare nulla, e per me è stato più facile che per altri. Al principio della mia detenzione, comunque, la cosa più dura è stata che avevo dei pensieri di uomo libero. Per esempio mi veniva voglia di essere su una spiaggia e scendere verso il mare. Quando pensavo al rumore delle prime onde sotto la pianta dei piedi, al mio corpo che entrava nell'acqua e al sollievo che ne provavo, di colpo sentivo quanto erano stretti i muri della mia prigione. Ma questo durò qualche mese soltanto. In seguito non ebbi che pensieri di prigioniero. Aspettavo la passeggiata quotidiana che facevo nel cortile della prigione, o la visita dell'avvocato. Mi arrangiavo bene col tempo che mi restava. Ho pensato spesso, allora, che se avessi dovuto vivere dentro un tronco d'albero morto, senz'altra occupazione che guardare il fiore del cielo sopra il mio capo, a poco a poco mi sarei abituato. Avrei atteso passaggi di uccelli o incontri di nubi come, lì, attendevo le strane cravatte dell'avvocato e come, in un altro mondo, aspettavo pazientemente il sabato per avere il corpo di Maria. In realtà, a pensarci bene, non ero
dentro un albero morto. C'erano persone più infelici di me. Del resto era un'idea della mamma, e lei lo ripeteva sempre, che si finisce per abituarsi a tutto.

- da Lo straniero di A. Camus -

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scritto dalla vale*
quando? giovedì 7 febbraio 2008
alle 13:55
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Amen

"Tuttavia sono i testi il vero magnete che mi attrae al pianeta Baustelle. Perché (e forse l’ho scoperto compiutamente solo stavolta), io aspetto ogni nuovo disco con la stessa aspettativa che riservo solo a certi libri. Un bisogno di trovarmi nelle parole, di confrontarmi, di ricercare piccole illuminazioni. E’ raro che la letteratura stia in un disco, ma succede." [dal blog di Matteo B. Bianchi]

Qualche frase, presa qua e là, dal nuovo album dei Baustelle, Amen.

Arriva un investigatore. Ci deduce l’anima. La nostra cognizione del dolore illumina.
[Colombo]

E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzioni e vena artistica.
[Il liberismo ha i giorni contati]

Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà. La verità se ne sta sulle stelle più lontane. [L'aeroplano]

Sfreccia in cielo un aeroplano. Io ti amo e non ti penso mai. Penso a quello che ci resta. Vola l’aeroplano. Va lontano. Vola su Baghdad. Noi voliamo invano.
[L'aeroplano]

Bisogna scrivere. All’infinito tendere. Ricordati Baudelaire. Baudelaire.
[Baudelaire]

Un pezzetto bello tondo di cielo d’estate sta sopra di me. Non ci credo. Lo vedo restringersi. Conto le stelle. Ora.
[Alfredo]

Quanti anni hai? E che progetti fai su di me? Tu sei qui con me. Vicino a me. Che posto strano. Io ti annuso e ti codifico: Essere Umano. Tu sei qui con me. Vicino a me. Mi sembri strano. Cicca spenta sul parquet. Ti prendo e poi ti fumo.
[Dark room]

Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così.
[Andarsene così]

[E' il caso più unico che caro, in cui prima leggo e poi ascolto.]

scritto dalla vale*
quando? mercoledì 6 febbraio 2008
alle 11:36
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