<body><script type="text/javascript"> function setAttributeOnload(object, attribute, val) { if(window.addEventListener) { window.addEventListener('load', function(){ object[attribute] = val; }, false); } else { window.attachEvent('onload', function(){ object[attribute] = val; }); } } </script> <div id="navbar-iframe-container"></div> <script type="text/javascript" src="https://apis.google.com/js/plusone.js"></script> <script type="text/javascript"> gapi.load("gapi.iframes:gapi.iframes.style.bubble", function() { if (gapi.iframes && gapi.iframes.getContext) { gapi.iframes.getContext().openChild({ url: 'https://www.blogger.com/navbar.g?targetBlogID\x3d1124496945150422163\x26blogName\x3dNella+citt%C3%A0+della+nebbia\x26publishMode\x3dPUBLISH_MODE_BLOGSPOT\x26navbarType\x3dBLUE\x26layoutType\x3dCLASSIC\x26searchRoot\x3dhttp://lavalenellanebbia.blogspot.com/search\x26blogLocale\x3dit\x26v\x3d2\x26homepageUrl\x3dhttp://lavalenellanebbia.blogspot.com/\x26vt\x3d6365986126909476262', where: document.getElementById("navbar-iframe-container"), id: "navbar-iframe" }); } }); </script>

Nella città della nebbia

 

Place to be

E' una questione di prospettive.
Il tempo in cui mi fermo qui sembra sempre eternamente lungo ed è come sorseggiare un veleno, amaro e pungente sulla lingua, ma che allo stesso tempo dona quell'istante di sollievo per cui vale la pena di soffrire.
Così scorrono ore interminabili di pesantezza, mentre attendo impaziente che arrivino istanti indimenticabili.
Lo studio è alienante. Negli ultimi giorni, corpo legato a una scomoda sedia di legno, fuori il sole e dentro l'aria rarefatta e satura di troppe nozioni, la mente rivolta un po' più lontano.
Forse su una strada sterrata senza via d'uscita, forse a lasciarsi accecare da barbagli di luce sul lungo Ticino.
Con il peso dei miei desideri inespressi sulle palpebre, lascio un segno indelebile sulla mia pelle e procedo a piccoli passi, dimenticando il coraggio di lasciarmi andare, a qualsiasi cosa.
Abbasso lo sguardo e percepisco un lieve fastidio, come se fosse sbagliato.
E mi sento inadeguata, nella mia assoluta incapacità di governare i sentimenti e le emozioni. Inadeguata nell'importanza che conferisco a certi rapporti e nel modo ingenuo in cui cerco di ignorarne altri.
Abbasso lo sguardo e calpesto un tappeto di coriandoli, soffiati su promesse bugiarde. Vedo la mia mano aprirsi e raccoglierne una manciata. Vorrei tenerli in tasca, a marcire pietosamente insieme a quei pezzi di pane dimenticati tanto tempo fa.
Anche se allora era amore - o almeno credevo che lo fosse - e oggi è solo un gioco che a lungo andare mi sta annoiando e privando di qualunque forza necessaria per reagire.
Il mio cuore è ancora ben riposto nella sua caverna, avvolto nella gomma e nel panno morbido. Lo conservo al caldo, prima che si congeli e che diventi troppo fragile. Ho paura che possa andare in frantumi al primo battito. Me ne prendo cura, aspettando le mani premurose che avranno il coraggio di metterlo allo scoperto e di proteggerlo.
Quella pozza di sangue, sgorgato dal mio respiro reciso in riva al lago, è ormai incrostata e scura, ma ancora visibile. Troppo per non incidere il mio viso con una smorfia contratta, seppure appena percepibile, mentre sento un soffio di vento sul collo, forse il calore umido delle labbra sbagliate.
Ieri era già primavera e oggi è solo una fredda giornata d'inverno, che si insinua sotto i vestiti e mi fa rabbrividire.

Listening to: Ora - Ludovico Einaudi

scritto dalla vale*
quando? sabato 16 febbraio 2008
alle 11:33
Commenti :
 

for this post

Leave a Reply