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Nella città della nebbia

 

Ognuno danza con il suo demone e ogni storia finisce bene.

Assaggio la notte,
la notte che passa più svelta
su lente lenzuola di corsa
sudati si chiudono gli occhi
si spegne l'insegna dell'ultima vita di luce
rubate si finge il silenzio perfetto
l'esterno ti sembra di pace
la notte d'estate
intanto il rumore
nel buio dell'anima mia
che corre a gambe levate
sbattendo con forza
su muri di pelle e di ossa
un paio di ali
al vento
un paio di ali
al vento...

[Safari - Lorenzo Jovanotti]

scritto dalla vale*
quando? venerdì 30 maggio 2008
alle 12:24
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Prepararsi in tutta calma a essere un cristallo

Pass the parcel.

La lotta per le idee della rivoluzione in arte deve cominciare, ancora una volta, con la lotta per la VERITA' artistica, non nel senso di questa o quella scuola, ma nel senso della FEDELTA' INVIOLABILE DELL'ARTISTA AL SUO IO INTERIORE. In assenza di questa fedeltà non c'è arte. "Non mentire": ecco la formula della salvezza.
- da una lettera di Trockij a Breton del 1938 -

Ecco, la risposta.

scritto dalla vale*
quando? venerdì 23 maggio 2008
alle 16:37
Commenti :
 
 

Solvuntur frigore membra (*)

Era davvero necessario questo perché io riprendessi in mano la penna e sentissi la necessità di graffiare la carta?
Non è altro che uno sfogo impulsivo, la violenta reazione della mia mano – come accompagnata da un’entità esterna – contro un luogo in cui fatico a ritrovare il mio posto.
Niente più di qualche pensiero sconclusionato, il cuore stretto dalla morsa dell’incomprensione, ancora una volta. Sentimenti vecchi. Usurati. Mai dimenticati? La carta sanguina.
Così la meraviglia, l’incanto di poche parole racchiuse nella maestosa semplicità e compostezza di un verso antico.
Il dramma nascosto in una battuta, che si svela alla mia mente, mentre la pioggia ticchetta insistente sul vetro della finestra – dà consistenza ai miei pensieri, che con la veemenza di un tempo tornano a scontrarsi contro le pareti del mio corpo – e allo stesso tempo li trascina via, come se goccia a goccia potessero disperdersi, annegare!
Ma se una goccia si confonde nel mare perde davvero la sua forma, la sua identità?
Un attore può essere spettatore di sé stesso? Chi non recita per godere intimamente dell’applauso? Può esistere un palcoscenico, quindi, senza che esso abbia di fronte un pubblico?

“I hold the world but as the world, Gratiano,
A stage where every man must play a part,
And mine a sad one”. (**)

E se questo fosse il problema dell’umanità?
Leggo tutto il rischio nella profonda verità di queste parole.
Chi, seppure inizialmente reticente, una volta trovato un ruolo sul palco, non sarà assalito da manie di protagonismo?
E se ciascuno di noi è in qualche modo costretto a trovarsi una parte…chi resta a guardare?
Esiste qualcuno dall’altra parte?
Ricordo che sul palco la luce dei riflettori acceca a tal punto che si è obbligati a spingere lo sguardo oltre la platea, perdendone così totalmente la percezione.
Forse interpretiamo tutti il ruolo di quel professore che, in una novella di Pirandello, espone la sua migliore lezione a una classe di cappotti e impermeabili appoggiati sulle sedie.
Solo un ultimo appunto – mentre la pioggia continua a cadere, imperterrita – non un pensiero pare legato a quello successivo stasera!
E se l'EQUILIBRIO non fosse altro che una delle ennesime FINZIONI umane? Se nel cercare disperatamente quell'equilibrio di cui abbiamo l'impressione di sentire il bisogno non percepissimo la straordinaria BELLEZZA del MOVIMENTO?
Un tuono, potente e distinto.
Un formicolio nelle dita a lungo intorpidite.
La carta sanguina.
(Hai ragione. Avverto l’incantevole privilegio delle nostre ali.)

* Eneide, Libro I - Virgilio
** Il mercante di Venezia - Shakespeare

 
 

Come Dio comanda

Rino Zena non sentiva più niente. Un vortice di terrore lo aveva risucchiato nella tenebra. Già si immaginava l'assistente sociale accompagnato da due carabinieri che gli sventolava davanti il tema di Cristiano.
E se lo sarebbe portato via. Per sempre.
E questo non poteva succedere, perché lui senza Cristiano non era più niente.
Rino ingoiò un groppo e si mise le mani davanti agli occhi. "Ma come cazzo ti vengono certe idee in testa?". Parlava a bassa voce, respirando con il naso. "Quante volte ti ho detto che bisogna tenersi tutto dentro... Che non bisogna mostrare a nessuno quello che pensi, che te lo mettono nel culo. Io e te siamo attaccati a un filo, lo capisci o no? E tutto lo vogliono spezzare. Ma nessuno ci riuscirà. Io sarò sempre con te e tu sarai sempre con me. E io aiuterò te e tu aiuterai me. Con il cervelletto che ti ritrovi non capisci che non bisogna mai mostrare la gola? Pensa alle tartarughe, pensa alle loro corazze. Pensa che devi essere così forte che nessuno ti può fare male". Diede un pugno al cruscotto con tale violenza che il cassettino si aprì sputando cartacce.
"Perché fai così, papà? Perché non mi credi?" disse Cristiano con la voce rotta.
"Non fare quella voce del cazzo! Mi pare che nessuno ti abbia fatto del male. Cosa sei, una bambina? Ti metti a frignare?"
Danilo fece segno a Cristiano di non prendersela e di stare zitto e cercò di mediare: "Dai, Rino, ti ha detto la verità. Tuo figlio non dice bugie. Lo conosci".
Rino per poco non se lo mangiò. "Tu stai zitto! Non ti devi intromettere. Io mi intrometto nei cazzi tra te e quella troia di tua moglie? Sto parlando con mio figlio. Quindi fai silenzio".
Danilo abbassò lo sguardo.
Cristiano si asciugò gli occhi con le mani. Nessuno osava più parlare. Stavano tutti in silenzio e si sentiva solo il sottofondo del fiume e le fronde che strisciavano sulle fiancate del furgone.

- da Come Dio comanda di N. Ammaniti -

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Any time at all

Abbandoniamo tutte quelle
storie sui peccati e i dolori
per dare forma al piacere
a quella strana voglia di vivere
sospesa e insolita...
onesta e insolita...
Fragile come un petalo
è l'aria che oggi respiro
sospesa e insolita.
[Le Vibrazioni - Insolita]

Abbiamo ceduto all'aprile, quell'aprile migliore di sempre.
E senza che potessi rendermene conto, impedire che succedesse, riparare il mio cuore così a lungo celato - ormai intorpidito - il diamante è andato in frantumi.
Senza un rumore, senza una lacrima, senza uno spasmo.
Respiro e mi ubriaco di quest'aria di primavera tanto agognata - quasi dimenticata.
Ascolto un battito timido, senza preavviso un suono liberato imbevuto di felicità, mentre appoggio il mio sorriso sulle tue labbra, sfiori la mia pelle con il tuo respiro.
*Any time at all*

scritto dalla vale*
quando? giovedì 1 maggio 2008
alle 19:44
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